“Il problema non è mai essere soli: è essere soli quando si dovrebbe essere in due"
Con questa canzone, chiedo umilmente a qualche anima buona di invitarmi a pranzo o per un caffè la domenica: il giorno più squallido della settimana per una donna sola. Tradizionalmente è il giorno della famiglia e chi non ne ha una, chi non ha un compagno e nemmeno un fratello/sorella come me, deve subire i festeggiamenti e il casino condominiale delle famiglie altrui.
I pranzi domenicali nel mio immobile assomigliano molto a minacce di terremoto: rimbombi di corse d’infanti della stazza di un elefante, musica a diecimila decibel, sghignazzi satanici degni dell’inferno dantesco. Tutto questo, per una donna sola e potenzialmente creativa, produce un doppio blocco:
- Non posso né scrivere, né comporre, né correggere bozze perché c’è troppo rumore per concentrarsi;
- Non posso nemmeno riposare per le medesime ragioni.
A parte le domeniche, segnalo anche i preziosi condomini che si mettono a ragionare al telefono con le loro voci stridule o cavernose alle tre o alle quattro di notte, continuando per ore. Le pareti di carta-velina sono impietose come loro.
Non avendo i mezzi per vivere davvero da sola in campagna, ringrazio in anticipo qualunque anima compassionevole che si farà carico, almeno la domenica, di tirarmi fuori di casa per un paio di ore. In alternativa, sono anche ben accette opere di insonorizzazione da parte di uomini gentili, pratici e volenterosi.
La canzone: Sunday Spleen
Sunday Spleen
Scegliti un accordo e
guarda cosa porta in te
Non è andata via la solitudine?
Stelle di una melodia
che sale, si libra e vola via
le pareti grigie non l’affondano
Sunday spleen, le domeniche qui
chi vorresti non resta, se ne va, se ne infischia
i vicini fan festa
Sunday spleen, non c’è neanche Drive-in
tutti hanno qualcuno, un fratello, un invito
a me resta il frastuono di vertigine vuoto, di vertigine vuoto, …
Scegliti un accordo e poi
guarda dove siamo noi
sabati e domeniche dispersi (e persi!)
Emozioni statiche,
paranoie rigide,
sono i sentimenti che soccombono
Sunday spleen, le domeniche al gin,
Herman Hesse e Queneau, Samuel Beckett, Rimbaud,
Dio, gli amori che ho
Sunday Spleen, me ne vado così, non ti manco, non senti, i cristalli son spenti ho perduto gl’incanti,
ho finito gli amanti, cristalli infranti….



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