In questo post, trascrivo il manifesto di un nuovo movimento poetico, firmato da sei poeti italiani e aperto a chiunque senta di condividere quest'atmosfera letteraria e artistica:
Carta dell'Incantismo
Questa Carta non chiede di essere letta come bando retorico nelle piazze della cultura ma, piuttosto, davanti ai camini, sulle spiagge, nei boschi e nei borghi, accanto alle chiese, nei luoghi abitati e in quelli abbandonati, nei locali, in mezzo alle rovine del presente, e ovunque nelle case degli uomini.
1. Il movimento incantista è costituito da un gruppo di poeti che condivide princìpi e tratti formali oggi in larga misura estranei all'attività letteraria più rappresentata. Il suo intendimento è anzitutto riproporre l'importanza dell'atto ispirativo, così che lo sguardo del poeta sul reale sia mosso da quell'atto. L'argomentazione è collocata in secondo piano rispetto alla traduzione in versi del momento ispirativo; l'introspezione estenuata è rigettata con decisione. Il movimento è aperto all'adesione di altri poeti.
2. L'Incantismo è la restituzione nel verso dell'incanto della realtà. I suoi membri sono "la riserva di sognatori e di poeti" menzionata da Ernst Jünger in un suo appunto.
3. Il verso incarna il momento essenziale della creazione poetica e dev'essere considerato come l'unità essenziale della poesia, non come un suo componente. Per questo il movimento incantista rivaluta il verso in sé, anche quello breve, senza peraltro sentirsi costretto a praticare quest'ultimo. Il gruppo incantista non considera primario l'uso dei metri tradizionali, benché essi possano essere impiegati quando corrispondano sinceramente all'ispirazione poetica. Il ritmo e la melodia del verso sono invece ritenuti essenziali. In coerenza, il verso incantista non è un verso propriamente narrativo, non è retorico, non si conforma forzatamente ad artificiosi modi letterari, non si piega a mode editoriali volgari e appariscenti, non è eccessivamente sperimentale, benché possa ricorrere al conio verbale, quando l'atto ispirativo lo suggerisca.
4. L'incanto va inteso come una forma d'ispirazione intercalata tra soggetto e oggetto. L'ispirazione non è perciò nell'oggetto, né tantomeno nel soggetto − l'Incantismo rifugge appunto da ogni compiaciuta introspezione − ma nella particolare relazione che si crea tra i due elementi in un tempo contenuto; e forse fuggevole, se il verso non sopravvenisse a fissarlo. I poeti incantisti possono ritrovare le origini più remote di questo momento in una realtà non solo psicologica. Il movimento incantista ha una particolare attenzione per le ricerche dell'estetica sul tema dell'ispirazione artistica e del genio creativo.
5. I principi dell'Incantismo non sono nuovi. Sono la riproposizione nell'urgenza del presente di un antichissimo filone ispirativo, più o meno emergente nella letteratura, di là da formalismi e mode letterarie. Le sue caratteristiche sono ravvisabili in una varietà di casi storici individuali e possiedono naturalmente antecedenti teorici, in Italia e altrove, anche parziali. A titolo d'esempio, il principio del 'correlativo oggettivo' che Ezra Pound poneva a fondamento dell'atto creativo potrebbe a tutta prima ravvisarsi negli incantisti, ma nell'opera di questi ultimi non è l'oggetto il protagonista estetico: è piuttosto il mezzo, il medium atmosferico, il vapore luminoso che collega soggetto poetico a oggetto. Non vi è un 'correlativo' né permanente né transitorio, ma un incanto da cogliere prima che svanisca.
6. Il gruppo incantista riconosce, tra i modelli della sua poetica, non solo i poeti del mondo occidentale più congeniali ai suoi princìpi, ma anche alcune tradizioni orientali. In particolare, in certe composizioni della poesia estremo-orientale, come gli haiku, vede un rapporto privilegiato tra ispirazione e forma.
7. A differenza di altri gruppi, il movimento incantista non si propone di riformare la produzione poetica, né di innalzarne il livello. Non crede in alcun modo che i suoi princìpi siano gli unici della buona lirica, e non intende convincere alcuno all'uso dei suoi modi. Non ha una componente critico-militante, ma vuole essere una voce chiara e viva. Non dipende in alcun modo da premi letterari e onori pubblici, ma sussiste nella sua pura presenza.
Sara Bini, Rodolfo Carone, Serena Cianti, Luca Gini, Valentina Meloni, Andrea Polidori
L'impianto teorico dell'Incantismo si deve a Marco Ruffilli, che ha coniato il termine e redatto il manifesto. Questo è stato approvato collegialmente dai firmatari, dopo averne discusso insieme tesi, propositi ed espressioni. Tra le primissime raccolte a incarnare fin dal titolo la poetica incantista, precedendo questo manifesto, è InCanti diVersi di Sara Bini (2025).


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