domenica 4 gennaio 2026

SUNDAY SPLEEN: le domeniche infami

 “Possibile che i figli dei vicini avessero ragione:

sono davvero una nullità?"(Al Bundy)

Con questa canzone, chiedo umilmente a qualche anima buona di invitarmi a pranzo o per un caffè la domenica: il giorno più squallido della settimana per una donna sola. Tradizionalmente è il giorno della famiglia e chi non ne ha una, chi non ha un compagno e nemmeno un fratello/sorella come me, deve subire i festeggiamenti e il casino condominiale delle famiglie altrui. 

I pranzi domenicali nel mio immobile assomigliano molto a minacce di terremoto: rimbombi di corse d’infanti della stazza di un elefante, musica a diecimila decibel,  sghignazzi satanici degni dell’inferno dantesco. Tutto questo, per una donna sola e potenzialmente creativa, produce un doppio blocco:

  • Non posso né scrivere, né comporre, né correggere bozze perché c’è troppo rumore per concentrarsi;
  • Non posso nemmeno riposare per le medesime ragioni. 

Non avendo i mezzi per vivere davvero da sola in campagna, ringrazio in anticipo qualunque anima compassionevole che si farà carico, la domenica, di tirarmi fuori di casa per un paio di ore. In alternativa, sono anche ben accette opere di insonorizzazione da parte di uomini gentili, pratici e volenterosi.

La canzone: Sunday Spleen


Sunday Spleen


Scegliti un accordo e

guarda cosa porta in te

Non è andata via la solitudine?

Stelle di una melodia 

che sale, si libra e vola via 

le pareti grigie non l’affondano


Sunday spleen, le domeniche qui 

chi vorresti non resta, se ne va, se ne infischia 

i vicini fan festa

Sunday spleen, non c’è neanche Drive-in 

tutti  hanno qualcuno, un fratello, un invito 

a me resta il frastuono di vertigine vuoto, di vertigine vuoto, …


Scegliti un accordo e poi 

guarda  dove siamo noi  

sabati e domeniche dispersi (e persi!)

Emozioni statiche, 

paranoie rigide, 

sono i sentimenti che soccombono


Sunday spleen, le domeniche al gin, 

Herman Hesse e Queneau, Samuel Beckett, Rimbaud, 

Dio, gli amori che ho

Sunday Spleen, me ne vado così, non ti manco, non senti, i cristalli son spenti ho perduto gl’incanti, 

ho finito gli amanti, cristalli infranti….





mercoledì 10 dicembre 2025

RECENSIONE DI SALVATORE GIORDANO a "La Via della Poesia"

"Un poeta [...] è un maestro dei passaggi tra visibile e invisibile, tra ordinario e straordinario, tra limite e infinito." (Rodolfo Carone, dalla prefazione a ‘La Via della Poesia’)

In un panorama editoriale spesso dominato dalla ricerca dell’immediatezza, La Via della Poesia di Sara Bini propone una direzione diversa: un ritorno all’ascolto. Alla parola come gesto interiore, come bussola per orientarsi tra ciò che sentiamo e ciò che non riusciamo ancora a nominare.
Non è un manuale, né un saggio tradizionale. È un libro che si legge come un attraversamento: un invito a fermarsi, a respirare, a lasciare che il linguaggio diventi spazio di riconoscimento e trasformazione. Bini intreccia riflessione, spiritualità laica e memoria personale senza mai scadere nella retorica o nell’autocompiacimento. La sua voce è limpida, onesta, capace di custodire i silenzi tanto quanto le parole.

La poesia, per l’autrice, non è un esercizio tecnico ma una postura del mondo: un modo di abitare la realtà e le sue crepe con più profondità e meno paura. E proprio in questa visione risiede la qualità più rara del libro: la capacità di parlare non solo a chi scrive versi, ma a chiunque avverta il bisogno di portare più consapevolezza nella propria vita quotidiana.
Le pagine dedicate alla pratica poetica — intesa come ascolto, presenza, riconoscimento delle emozioni — sono tra le più riuscite, perché riescono a coniugare delicatezza e rigore. Non c’è mai un tono didascalico: c’è un accompagnamento, quasi una mano che indica un varco.

All’interno della collana “Parola per Parola”

La Via della Poesia inaugura la nuova sezione Poesia & Pratica della collana Parola per Parola, la serie di Nulla die dedicata alla scrittura, all’editoria, alla traduzione e ai linguaggi. Una collana che, volume dopo volume, costruisce una vera e propria biblioteca tecnica e viva per chi abita il mondo dei testi: autori, editor, traduttori, docenti, comunicatori, studenti e professionisti della parola.
Se la collana si distingue per chiarezza, rigore e strumenti concreti, la sezione Poesia & Pratica amplia lo sguardo: ospita libri che uniscono la dimensione tecnica a quella interiore, offrendo non solo competenze, ma anche pratiche di consapevolezza e riflessione. È uno spazio dedicato a chi cerca un rapporto più profondo con la parola poetica, vissuta non come esercizio formale ma come forma di esperienza.
Il libro di Sara Bini è il primo titolo di questa nuova direzione, e ne definisce immediatamente l’identità con una maturità sorprendente.

La Via della Poesia è, in definitiva, un libro che riconcilia con il tempo lento della parola, restituendo alla scrittura la sua funzione originaria: quella di rivelare, di curare, di riportarci a noi stessi. È un’opera preziosa, che lascia una traccia e invita a un esercizio di autenticità.
Per chi ama leggere poesia.
Per chi la scrive.
Ma soprattutto per chi sente che la poesia non si insegna: si pratica, si ascolta, si attraversa.

Salvatore Giordano


Ecco il link per avere il libro La Via della Poesia

lunedì 24 novembre 2025

IL MIO ALBUM MUSICALE: La donna metafisica

 “Questione ontologica, la donna metafisica…”(Sara Bini)

Per chi crede che il buon rock sia terminato con gli anni ’90, massimo i primi del 2000, ecco un CD che si ispira a quel sound, con qualche concessione al gusto moderno o alla musica dance anni ’70. È un viaggio musicale tra rock e lirismo, acciaio e panna montata, spada e carezza. In questi testi e in queste musiche confluiscono l’ironia dissacrante dei Rolling Stones, l’amara dolcezza di Morrissey, la spiritualità del mio mondo poetico e la mia  protesta contro un sistema disumanizzante e liberticida.

Un ringraziamento e un omaggio speciale vanno a mio fratello Francesco Bini, alias Madame Madness Composer che, evidentemente dotato di poteri paranormali, ha intercettato nell’etere i miglior arrangiamenti possibili per le mie canzoni.  Buon sangue non mente, e la magia dei fratelli Bini colpisce ancora!

Vorrei portare l’attenzione anche al booklet del CD: un’opera magistrale di Alessandro Cives, eccellente artista e cantautore, nonché carissimo amico.  Il suo genio ha saputo tradurre in immagini la cifra segreta della mia “donna metafisica”: sensuale ed eterea allo stesso tempo, esiliata e incompresa su questa terra desolata, canta la struggente nostalgia dell’Infinito.

Ringrazio ancora Fabio Furnari per aver sempre creduto in me come autrice e cantautrice; Giuseppe Ciardullo per il sostegno sia concreto che spirituale; Alessandro Vanni per la registrazione di alcune parti vocali; i miei genitori superspeciali e tutti gli amici metafisici e non che la Vita ha messo sul mio cammino. God bless you all!

Il link per acquistare il CD

La donna metafisica

MY MUSIC ALBUM: Metaphysical Woman

 “I-I-I’m a metaphysical woman…”(Sara Bini)

For those who believe that good rock music ended in the 1990s, or at most in the early 2000s, here is a CD inspired by that sound, with a few concessions to modern tastes and 1970s dance music. It is a musical journey between rock and lyricism, steel and whipped cream, sword and caress. These lyrics and melodies combine the irreverent irony of the Rolling Stones, the bitter sweetness of Morrissey, the spirituality of my poetic world and my protest against a dehumanising and freedom-destroying system.

Special thanks and tribute go to my brother Francesco Bini, alias Madame Madness Composer, who, evidently gifted with paranormal powers, intercepted the best possible arrangements for my songs from the ether. Good blood doesn't lie, and the magic of the Bini siblings strikes again!

I would also like to draw attention to the CD booklet: a masterful work by Alessandro Cives, an excellent artist and songwriter, as well as a dear friend. His genius has been able to translate into images the secret code of my “metaphysical woman”: sensual and ethereal at the same time, exiled and misunderstood on this desolate earth, she sings of the poignant nostalgia of the Infinite.

I would like to thank Fabio Furnari once again for always believing in me as an author and singer-songwriter; Giuseppe Ciardullo for his practical and spiritual support; Alessandro Vanni for recording some of the vocals; my super-special parents and all my metaphysical and non-metaphysical friends that life has placed in my path. God bless you all!

 Here is the link to purchase the CD

La donna metafisica


sabato 18 ottobre 2025

“SOLO CIÒ CHE NON SI VEDE…”: leggendo Francesco Aprile

"E allora penso: le prove più dure
non son solo arsure in deserti ardenti, 
ma anche un sorso d’ombra in tazza calda
impone l’oblìo: riunisce, in un attimo, 
acqua e deserto, vita e mancanza."

(F. Aprile, ‘Le cose invisibili’)

Ho sempre pensato che la poesia fosse l’ultima frontiera prima del mistero e del silenzio, il tentativo estremo di dare corpo all’impercettibile. Certo, un conto è pensarlo, un altro è sperimentarlo. Quando ho letto la silloge “Le cose invisibili” di Francesco Aprile, uscita per la casa editrice “Dialoghi” nella collana di poesia “Glifi”, mi si è letteralmente mozzato il respiro. 

Il ritmo e la musica dei suoi versi mi hanno avvolta in un alone di sortilegio: la mia percezione si è acuita, raffinata, è diventata allo stesso tempo più intensa e più sottile. Ho sentito bisbigliare giugno attraverso panni stesi e girasoli, ho avvertito il profumo piovoso del segreto celato in un tè al gelsomino. 

Eppure non si tratta solo di un affinamento della percezione, con “Le cose invisibili" si varcano anche le soglie della cognizione: ogni poesia è un’epifania, ogni verso indaga l’universo. Assenze e presenze si sovrappongono, s’intersecano e trascolorano in un continuo rimando di echi e ricordi, microcosmi domestici e macrocosmi stellari. 

Dal “sasso di uomo finito, piccolo”  al  compimento supremo della “pietra” a cui sono state donate “le ali”, lungo la Via della Poesia tracciata da Francesco, ogni passo è ascesa e ascesi, premio e perdita, sussurro di visitazione e preghiera a mezza voce. 

Del resto, come scrive il poeta, “…solo ciò che non si vede/ è degno di essere raccontato” e, così dicendo, intanto opera la magia: la mente tace e il silenzio canta. 

(Sara Bini)

Potete acquistare il libro al link: Le cose invisibili

venerdì 17 ottobre 2025

QUANDO LA POESIA DIVENTA SOGLIA: Francesco Aprile su “D’inCanti diVersi”


Sono onorata di condividere la splendida recensione di Francesco Aprile, alias Nardo Gigli, sulla mia silloge “D’inCanti diVersi”:

Con D'inCanti diVersi, Sara Bini ci consegna una raccolta poetica che è molto più di un libro: è un attraversamento. 

Pubblicata da Transeuropa nella collana «nuova poetica 3.0», l’opera si compone di testi brevi, intensi, folgoranti, che si muovono tra il lirico e il mistico, tra il quotidiano e il sacro, tra la ferita e la rivelazione.

La voce di Bini è colta, ma mai accademica; spirituale, ma mai retorica. 

Ogni poesia è una soglia che si apre su un paesaggio interiore, dove la parola non descrive ma trasfigura. Il lettore è invitato a sostare, ad ascoltare, a lasciarsi toccare da immagini che vibrano: “il collo del piede sul baratro”, “una preghiera di spine”, “una melodia a picco cola sul deserto”. Sono versi che non si dimenticano, perché non si limitano a raccontare: accadono.

La struttura della raccolta è frammentaria, ma coerente. Le citazioni che introducono ogni componimento – da Ovidio a Dickinson, da Shakespeare a Borges – non sono semplici ornamenti, ma chiavi di lettura, ponti tra la voce dell’autrice e quella di una tradizione poetica universale. In testi come “Ho deposto me stessa”, “Morire meno”, “La dignità” o “Requiem”, la poesia si fa corpo e respiro, canto e silenzio.

Sara Bini riesce in un’impresa rara: far vibrare il lettore su frequenze sottili, dove la poesia non è solo forma ma anche forza, non solo estetica ma anche etica. D'inCanti diVersi è un libro che si legge con lentezza, con rispetto, con gratitudine. 

È un invito a riconoscere la bellezza anche dove brucia, a cercare il senso anche dove tutto sembra perduto.

Per chi ama la poesia che non si accontenta di essere letta ma pretende di essere vissuta, questo libro è un dono. E una necessità. Grazie.

Francesco Aprile/Nardo Gigli

Il libro si può acquistare al seguente link: D'inCanti diVersi

sabato 21 giugno 2025

“DISOBBEDIENTE AL BUIO S’INFIAMMA”: D’inCanti diVersi” secondo Rodolfo Carone


Sara Bini ci consegna con "D'inCanti di-versi" una raccolta che è al tempo stesso mappa del dolore e bussola verso la bellezza. Il titolo stesso rivela la duplice natura di quest'opera: gli "incanti" che si trasformano in "dis-incanti", i versi che si fanno "diversi", in una continua oscillazione tra magia e disillusione. 

Sara è una Sibilla dei nostri tempi, come ci dice fin dalla prima poesia. Non ti racconta storie rassicuranti, ma ti offre "rauche memorie / momenti frammenti / e ruvide siepi". La sua è una voce poetica che emerge proprio quando il divino sembra essersi ritirato dal mondo, lasciandoci soli con i nostri echi interiori. Eppure, in questa apparente desolazione, c'è una forza oracolare che non si arrende. Il percorso attraverso questa raccolta è un viaggio nell'archeologia sentimentale di una donna che ha imparato l'arte difficile del "morire meno". Dalle "Case d'infanzia" ai "Limiti a Nord", Bini traccia una geografia emotiva dove ogni poesia è una stazione di un pellegrinaggio interiore. 

Particolarmente potente è la sezione centrale, dove l'amore si rivela in tutta la sua complessità: "Ho deposto me stessa sugli aghi di pino", scrive, in un gesto che è insieme resa e offerta. L'amore qui non è consolazione ma combattimento, come in "Veleno" dove il poeta diventa "malato cattivo / martirio e bufera". La forza di Bini risiede nella sua capacità di trasformare il particolare in universale. Il dolore personale diventa cosmico, la ferita individuale si fa metafora dell'umana condizione. 

In "Bodhisattva" emerge la figura della poetessa come essere illuminato che, pur potendo liberarsi dal dolore, sceglie di rimanere per aiutare gli altri: "Lo sguardo indietro a chi ancora / arranca su alpi di confine". Il linguaggio è quello di chi ha attraversato il fuoco e ne è uscita trasformata. Le immagini si susseguono con la logica del sogno e la precisione della visione: "Tintinna di pioggia la ringhiera / in un giugno di ruggine grigia". È una scrittura che non teme l'oscurità, anzi la attraversa per raggiungere lampi di pura illuminazione. 

La poesia di Sara Bini è fatta di “verso luci”, di versi che sanno tagliare e medicare ma sempre sanno portarti, inspirarti, guidarti oltre ad una percezione elevata, ad un luogo che si sveste di tempo come la sola poesia pura sa fare: svestirsi del passato, ispirando il futuro per incarnarsi di eternità. Sara Bini si rivela “figlia di quella Lilith” che dà il titolo al suo precedente libro, portatrice di quella luce scura creativa, di quel principio femminile universale spesso soffocato e che oggi reclama imperiosamente la sua presenza. È la perfetta traghettatrice dello spirito della bellezza del passato, adattandolo e rinnovandolo per i tempi che verranno. 

È tra le poche voci che lo zeitgeist di quest'epoca non lo interpretano ma lo definiscono, facendosi portavoce di una sensibilità che sa leggere e scrivere i segni dei tempi. "D'inCanti diVersi" è un libro necessario, che ci ricorda come la poesia sia ancora capace di dire l'indicibile, di dare forma al caos emotivo, di trasformare il pianto in canto. Sara Bini ci dimostra che anche nei tempi dell'aridità spirituale, il poeta può ancora essere colui che "disobbediente al buio si infiamma", portando luce dove regna l'ombra. E per questo non possiamo che esserle grati.

Rodolfo Carone


D’inCanti diVersi” (di Sara Bini, Transeuropa Edizioni, collana ‘Nuova Poetica’, giugno 2025, pp. 56 , € 15,00) si può trovare negli online store a sul sito di Transeuropa al link D'inCanti diVersi