venerdì 10 aprile 2020

LA DONNA METAFISICA : una nuova canzone


“Vorrei tanto non essere nulla e riuscire anche a non vantarmene.”(R.Queneau, ‘Suburbio e fuga’)

“Il distanziamento sociale è il mio gioco erotico preferito”


Quella che segue, è una canzone tra il serio e lo scherzoso, scritta ripensando a un episodio di qualche anno fa. Ero appena arrivata alle prove del coro del mio paese, quando un amico mi salutò così “Ecco la donna metafisica! Lo sei in senso filosofico, per quello che scrivi, ma anche int senso letterale: ‘metà-fisica’ perché sei mezz’etto!”


La canzone è volutamente auto-ironica e un po’ caricaturale sia nella versione italiana che in quella inglese; tuttavia racchiude qualche frammento di verità personale. La ricerca esistenziale, il tendere verso le dimensioni sottili dell’esistenza e il quasi totale disinteresse per le faccende più terrene - escluso il cheesecake - sono davvero tratti distintivi della mia personalità.
Prima di dar voce a musica e poesia, concludo con le sagge parole della mia amica Manuela “Tu, Sara, in tutta questa babele spiritualistica-new age, mi rassicuri, perché anche se hai fatto il tuo bel percorso interiore, resti sempre la solita cazzona!

Video della canzone:


Testo della canzone:

LA DONNA METAFISICA

TU PENSI SIA UNO SCHERZO
TI VEDO UN POCO PERSO
PERCIÒ SARÒ SINCERA:
SONO SERIA
VORRESTI ANALIZZARE
E PSICOLOGIZZARE
MA NON SAI CONTROLLARE
LA PAURA

DELL’ANSIA FILOSOFICA - LA DONNA METAFISICA!
E L’UOMO METAFISICO È CIÒ CHE VOGLIO PER ME
QUESTIONE ONTOLOGICA - LA DONNA METAFISICA
E L’UOMO METAFISICO È CIÒ CHE VOGLIO PER ME

COSÌ NON CHIEDERMI MASSAGGI O SESSO
HO DA MEDITARE ADESSO - VAI, SEI NEI GUAI
MA SE MI PARLI DI CAMUS E PLATONE
E NON TIRI UNO SFONDONE  - DAI; CI STAI?

LA GABBIA DEI CLICHÉ
CHE C’È TRA TE E ME
CI STENDO UN’EPOCHÉ
PIETOSA
SOSPENDO IL MIO GIUDIZIO
SU QUESTO NOSTRO STRAZIO
NON C’INTENDIAMO AFFATTO
TI TRASMETTO

UN’ANSIA FILOSOFICA - LA DONNA METAFISICA
E L’UOMO METAFISICO È CIÒ CHE VOGLIO PER ME
QUESTIONE ONTOLOGICA - LA DONNA METAFISICA
E L’UOMO METAFISICO È CIÒ CHE VOGLIO PER ME


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A META PHYSICAL WOMAN : a new song


"I wish I was nothing and able even not to brag about it."(R.Queneau, ‘Suburbio e fuga’)

“Social distancing is my favorite erotic game”

Italian Version at the link: La Donna Metafisica



What follows is a song between the serious and the joking, written thinking back to an episode of a few years ago. I had just arrived at my choir rehearsal, when a friend greeted me like this "Here comes the metaphysical woman! You are it in a philosophical sense, for what you write, but also in a literal sense: 'half-physical' because you weigh half a pound!"


The song is deliberately self-ironic and a bit caricatural in both the Italian and English versions; however, it contains some fragments of personal truth. The existential research, the tendency towards the subtle dimensions of existence and the almost total lack of interest in more earthly matters - excluding cheesecake - are really distinctive traits of my personality.
Before giving voice to music and poetry, I conclude with the wise words of my friend Manuela "You, Sara, in all this spiritualistic-new age babel, you reassure me, because even if you have walked your beautiful inner path, you are still the same old prick!"

Video of the song:



Song Lyrics: 

A METAPHYSICAL WOMAN

YOU THINK IT’S JUST A JOKE
I THINK YOU’RE ONLY SMOKE
I’M KIDDING YOU, OF COURSE
NO, I’M SERIOUS
YOU SEE THAT I DON’T CALL
NO HEART EMOTICON
YOU THINK I’M HURT AND COLD
WELL I’M LAUGHING

I SAID THAT I’M A METAPHYSICAL WOMAN - AND WANNA
MY METAPHYSICAL MAN
I’M A METAPHYSICAL WOMAN,  - AND I WANT 
MY METAPHYSICAL MAN

SO PLEASE DON’T ASK FOR SEX, IT’S JUST A STRESS
I NEED ONLY MEDITATE - I’M SPIRIT!
BUT IF YOU TALK ABOUT CAMUS AND PLATO
AND YOU TRY TO ELEVATE YOUR SPIRIT, CAN’T YOU FEEL IT

DON’T TRY TO ANALYZE
PLEASE DON’T PSYCHOLOGIZE
JUST TURN YOUR BACK AND FLY
SOMEWHERE ELSE
I GET FRUSTRATED WHEN
I’M NOT WITH MY OLD FRIENDS
THEY ACCEPT ME AS I AM
I’M SO DIFFERENT

THEY KNOW THAT  I’M A METAPHYSICAL WOMAN - AND WANNA
MY METAPHYSICAL MAN
I’M A METAPHYSICAL WOMAN,  - AND I WANT 
MY METAPHYSICAL MAN

SO PLEASE DON’T ASK FOR SEX, IT’S JUST A STRESS
I NEED ONLY MEDITATE - DO YOU GET IT?
TALK ABOUT CAMUS AND PLATO
I NEED ONLY CONTEMPLATE - DO YOU GETI IT?



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lunedì 6 aprile 2020

QUARANTENA: ninna nanna per Agata


“Tony Stark : Signorina Potts, se trovi questa registrazione non rattristarti: la fine è parte del viaggio. Essere alla deriva nello spazio senza alcuna possibilità di salvezza è più divertente di quanto sembri. Cibo e acqua sono finiti quattro giorni fa. L'ossigeno finirà domattina. Eppure quando mi addormenterò, tu sarai nei miei sogni. Sempre tu.”(Avengers ‘Endgame’)

English version at the link Quarantine


Qui di seguito lascio una poesia che porti pace, dedicata alla mia nipotina Agata, distante migliaia di chilometri ma vicina al mio cuore. Vorrei  cullare questi bambini di luce, costretti a vivere in un pianeta che noi abbiamo rovinato, che ora è perfino privo dei diritti e delle libertà fondamentali per cui hanno lottato i nostri martiri, eroi, partigiani. 
Si tratta di una poesia di resistenza umana, un invito a trovare la bellezza anche dove sembra che non ce ne sia più, a trovare la forza di capovolgere un sistema in cui i valori e la cultura vengono trasformati in facciata ipocrita e perbenista.
E dal silenzio della mia finestra soffio un bacio ad Agata, e a tutti i nostri bambini, in una Domenica della Palme, in attesa della resurrezione del cuore coraggioso dell’umanità.


QUARANTENA

Vento e luci della sera:
crepuscolo di porpora

La quiete in questa quarantena
si scivola,
si dondola

Sul mio dito
un bacio di velluto

Vento e fiabe della sera:
ninna nanna in quarantena.


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QUARANTINE: a lullaby for Agata


“Tony Stark: Hey Miss Potts, if you find this recording don't feel bad about this. Part of the journey is the end. Drifting away in space with no chance of salvation is more fun than it sounds. Food and water ended four days ago. Oxygen will run out in the morning. Yet when I drift off, I will dream about you… it’s always you.”(Avengers ‘Endgame’)

versione italiana al link Quarantena


Below, I’m leaving  a poem that brings peace, dedicated to my niece Agata, two thousands miles away from me but close to my heart. I would like to cradle these children of light, forced to live on a planet that we have ruined, which is now even deprived of the fundamental freedoms for which our martyrs, heroes, partisans fought. 
It is a poem of human resistance, an invitation to find beauty even where there seems to be none left, to find the strength to overturn a system in which values and culture are transformed into a hypocritical and respectable facade.
And from the silence of my window I blow a kiss to Agatha, and to all our children, on a Palm Sunday, waiting for the resurrection of the brave heart of humanity.


QUARANTINE

Wind and evening lights:
purple dusk

In this quarantine, the quiet
it slips,
it rocks

On my finger
a velvet kiss

Night fairy tales and wind:
lullaby in quarantine.


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venerdì 13 marzo 2020

IL ‘SANO’ E IL ‘MALATO’ 2 : la ‘pandemia’ interiore


“E non m’arrabbio neppure adesso che sono qui solo con la penna in mano. La migliore prova che io non ho avuto questa malattia risulta dal fatto che non ne sono mai guarito.”(Italo Svevo, ‘La Coscienza di Zeno’)


In un momento di emergenza o crisi collettiva, quando l’intera umanità viene chiamata a rivedere i suoi stili di vita e il suo sistema di valori e priorità, paradossalmente può trovarsi avvantaggiato colui o colei che già da tempo ha imparato a convivere con l’incertezza, la frustrazione e il senso di smarrimento. Questa tipologia di individui è abituata a raccogliersi in se stessa, centrarsi e recuperare quelle risorse mentali, emotive e pratiche necessarie a fronteggiare una situazione delicata.



Coloro che al contrario sono frammentati e tendono a evadere da loro stessi e dalle proprie contraddizioni interne, appena l’emergenza si affaccia, cercheranno rifugio all’esterno nell’‘uomo forte e di polso’ che salverà tutti quanti dalla catastrofe o semplicemente negli psicofarmaci e in altre forme di dipendenza. Ognuno, del resto, fa quel che può in base a ciò che è e al grado di consapevolezza, intelligenza e apertura del cuore che ha raggiunto.
Chi ha già una discreta dimestichezza con i ‘terremoti’ e le ‘pandemie’ interiori avrà l’occasione di mettere in atto ciò che ha appreso nei suoi anni di apprendistato esistenziale: le qualità di solidarietà umana, pensiero divergente e costruttivo, creatività, autenticità e coraggio.



Le crisi, purtroppo o per fortuna, strappano le maschere e rivelano le ipocrisie sia individuali che collettive. Quando il gioco si fa duro e l’ansia dilaga, o siamo schiavi o siamo, non dico liberi, ma almeno un po’ più lucidi e consapevoli. Lo schiavo, di fronte alla paura, s’incattivisce e chiede ancora più catene; l’uomo consapevole, invece, tira fuori il meglio di sé e ne fa dono a chi gli sta accanto. In nome della Vita, non teme di mettere a servizio la propria piccola vita, perché in fondo, come diceva la terribile Mafalda in una vignetta degli anni ’60, “se vivere significa ‘durare’, allora preferisco un single dei Beatles a un intero album di Orietta Berti!”.


###Vedi il post precedente Un ribaltamento di prospettiva


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IL “SANO” E IL “MALATO” 1: un ribaltamento di prospettiva


“Devo confessare che il diabete fu per me una grande dolcezza.”(Italo Svevo, ‘La Coscienza di Zeno’)


“La vita somiglia un poco alla malattia che procede per crisi e lisi e ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie, la vita è sempre mortale.” Con queste parole provocatorie, tratte dal suo libro ‘La coscienza di Zeno’, il nostro grande Italo Svevo ci invita a rivedere quel paradigma di ‘salute’ e ‘malattia’ che generalmente diamo per scontato. Secondo lui, in tempi di crisi e di mutamento, non sarà tanto il ‘sano’ a sopravvivere, quanto piuttosto ‘il malato’. Chiariamo innanzitutto cosa intendeva con tali termini questo scrittore, all’interno del suo panorama di idee.



Il ‘sano’, agli occhi di Svevo, era la persona perfettamente integrata nell’ingranaggio sociale del suo tempo che, all’epoca del romanzo in questione, poteva essere incarnato dalla figura del perfetto borghese produttivo e pragmatico. Traslato ai nostri giorni, il ‘sano’ è la persona che non si pone mai domande e si identifica pedissequamente con  gli atteggiamenti, le aspettative e soprattutto i ruoli della società attuale:  il manager ambizioso, la perfetta madre- diligente lavoratrice, il ribelle/la ribelle a priori, lo studente o studentessa modello, il radical-chic e via dicendo. Di per sé, nessuno di questi personaggi è totalmente negativo o deleterio: negativo è non lasciare in noi uno spazio di autenticità e di messa in dubbio di tali ruoli. Se da un lato identificarsi in un modello prestabilito reca una certa dose di sicurezza, dall’altro, quando cambiano i paradigmi e la società collassa, ci ritroviamo allo sbando in preda al panico e all’angoscia.



Al contrario, per Svevo, il ‘malato’ è colui che, vuoi per le circostanze, vuoi per una maggiore consapevolezza, non può o non vuole identificarsi con i modelli e le ideologie imposte dalla narrazione del potere  dominante, dai media o da secoli di stereotipi e cliché. In lui esiste uno spazio di messa in dubbio che, benché possa implicare una certa dose di sofferenza e isolamento, gli dà tuttavia la possibilità di pensare criticamente, crescere in autenticità e restare aperto al divenire.

###Continua al link La pandemia interiore


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THE 'HEALTHY' AND THE 'SICK' 2 : the 'pandemic' inside


"And I'm not even angry now that I'm here alone with a pen in my hand. The best proof that I haven't had this disease is that I've never recovered from it."(Italo Svevo, ‘La Coscienza di Zeno’)





In a time of emergency or collective crisis, when the whole of humanity is called upon to review its lifestyles and its system of values and priorities, paradoxically the one who has long learned to live with uncertainty, frustration and a sense of bewilderment may find an advantage. This type of individual is accustomed to recollect himself, focusing and recovering those mental, emotional and practical resources that are necessary to face a delicate situation.


Those who, on the contrary, are fragmented and tend to escape from themselves and their own internal contradictions, as soon as the emergency arises, will seek refuge outside in the 'strong man' who will save everyone from catastrophe or simply in psychotropic drugs and other forms of addiction. Everyone, after all, does what he can according to what he is and the degree of awareness, intelligence and openness of heart he has achieved.
Those who are already fairly familiar with inner 'earthquakes' and 'pandemics' will have the opportunity to put into practice what they have learned during their years of existential apprenticeship: the qualities of human solidarity, divergent and constructive thinking, creativity, authenticity and courage.


Crises, unfortunately or fortunately, tear masks and reveal both individual and collective hypocrisies. When the going gets tough and anxiety spreads, either we are slaves or we are, I don't say free, but at least a little more lucid and aware. The slave, in the face of fear, becomes angry and asks for even more chains; the conscious man, instead, brings out the best of himself and makes a gift of it to those next to him. In the name of Life, he is not afraid to put his own little life at service, because after all, as the terrible Mafalda said in a cartoon of the '60s, "if living means 'last', then I prefer a Beatles' single to an entire album by Orietta Berti!”.

Read the first part of this article at the link The reversal of perspective



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