domenica 8 luglio 2018

ROLLING WESTWARD 5: Fiorentini ovunque

Bud: "Apri"
Cattivo: "Perché, altrimenti vi arrabbiate?"
Bud e Terence: "Siamo già arrabbiati” (da “Altrimenti ci arrabbiamo”)


La gita a Belèm si conclude con un’epica figura di Micky durante una fila per il bagno, dietro un manipolo di turisti presumibilmente tedeschi. Nell’attesa, lo sfigato cellulare della ragazza si connette misteriosamente  a qualche improbabile wi-fi locale e riceve una serie di whatsapp e di telefonate sgradite che la mandano immediatamente in bestia.
Coerentemente con la propria indole benevola e spirituale, Micky si esibisce in una colorita carrellata d’improperi e parolacce, corredata dalla corrispondente gestualità. Tra i presunti tedeschi, una signora si volta verso di lei e “Che bello sentire di nuovo il dialetto fiorentino!” esclama.


Micky fa il viso rosso e vorrebbe sprofondare, i supposti tedeschi sghignazzano. Non solo la ragazza ha elargito a piena voce i più inenarrabili improperi della lingua fiorentina, ma ha pure comunicato a mezza Belèm i dettagli più vergognosi della sua vita privata. “Le auguro buona fortuna, comunque” la saluta la signora finta-tedesca, con uno sguardo colmo di pietà.
La sfiga non finisce qui. Il tram del ritorno si rompe e tutti i passeggeri vengono malamente scaricati in un sobborgo sperduto di Lisbona. Dalla disperazione, Micky intercetta e riesce perfino a decodificare una conversazione in portoghese: ne deduce le informazioni necessarie per il rientro all’ostello.

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ROLLING WESTWARD 4: Alla volta di Belèm

“Di questo potrei parlarti all’infinito, ma odio Leopardi e tutti i poeti da pelliccia.”(Alessandro Bergonzoni)



Il giorno seguente è la volta del quartiere di Belèm. Qui risiede l’unica, reale informazione che Micky ha recepito su Lisbona: a Belèm c’è la più antica e famosa pasticceria di 'pasteis de nata' dell’intero Portogallo. 
Poco inclini a imparare dai loro errori, una volta visitato lo splendido Monastero dos Jeronimos, le due pestifere si riaffidano a Google Maps per raggiungere l’agognata pasticceria. Le girano praticamente intorno per più di un’ora, finché non sbattono il muso nella chilometrica fila che fuoriesce dal locale. Questa è una delle rare cose che può far desistere Micky da un intento gastronomico. 


“Andiamo alla Torre di Belèm” suggerisce l’amica, per consolarla.
Alla Torre, le ragazze finalmente fanno esperienza del famigerato vento atlantico portoghese: una sorta di bora a 140 km/h con temperature siberiane. Mentre arrancano faticosamente e con poca grazia lungo il molo, si verifica un’altro momento indimenticabile: il suicidio dell’HyppoTrippo. Un curioso mezzo anfibio dietro di loro prende improvvisamente velocità, rischiando pure di investirle, per poi lanciarsi nell’acqua sotto i loro occhi.
“Dovremmo importare l’idea in Italia, magari a Venezia” osserva Axly, col suo solito senso degli affari.

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ROLLING WESTWARD 3: Sardine in scatola

“C’è qualcosa della mia cucina che non le piace?”
“Sì, mangiarla.” (Sherman Hemsley)



“Mangiamo e poi andiamo al Castello di São Jorge” propone Axly. 
Non tardano molto a scoprire che, se non ti piace il baccalà o la sardina in scatola, Lisbona può rivelarsi un triste posto per il tuo stomaco. Ma le nostre eroine omaggiano i prodotti locali e il loro primo pasto lisbonese si compone rigorosamente di cibo inscatolato, scarso e  a prezzo di rapina. 
Tra le quasi nulle notizie che Micky ha orecchiato su Lisbona c’è il commento lapidario di suo fratello e sua cognata: “Gli uomini portoghesi sono bellissimi, le donne portoghesi invece sono brutte.” Ora, siccome tutti i lisbonesi l’apostrofano amichevolmente in portoghese scambiandola per una connazionale, lei comincia a offendersi parecchio.


Dopo la visita al castello e alla Cattedrale del Sè, Micky e Axly collassano in ostello e si riprendono solo sull’ora di cena, per andare a mangiare al famoso quartiere Bairro Alto.
Poco convinta delle indicazioni alla reception, Axly attiva Google Maps. Dopo un quarto d’ora di camminata tipo zombie, con gli occhi incollati al cellulare, le due befane si ritrovano in una landa desolata circondate da qualche altro spaesato connazionale, anche lui depistato dalla tecnologia. Come naufraghi, sollevano tutti contemporaneamente  gli occhi dallo schermo,  si guardano  tra di loro, scrollano le spalle e infine optano per il contatto umano. 

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ROLLING WESTWARD 2 :Bem-vindas a Lisboa

“Due menti senza un singolo pensiero." (Stanlio & Ollio , da “Figli del deserto”)


Destinazione: Lisbona. Come d’altronde in tutti i suoi viaggi, Micky è totalmente impreparata e affida un po’ tutto al caso. Solo di una cosa è certa: vuole assolutamente provare il famoso 'pastel de nata', il dolcetto tipico di Lisbona. Lo trova già al tristissimo bar del recupero bagagli in aeroporto e se lo pappa immediatamente con gran voracità. 
“Caspita Micky” fa Axly “Potevi almeno aspettare di arrivare a una pasticceria decente in città. Ma già che ci siamo, me ne magno uno pure io.”


Soddisfatto tale imprescindibile, e pressoché unico, proposito di viaggio, Micky è completamente alla mercé di Axly: non sa un cacchio della città, niente del viaggio, è a malapena consapevole di trovarsi in Portogallo. Axly per fortuna ha racimolato una guida di Lisbona degli anni ’80 e si è procacciata qualche informazione, perlopiù culinaria, ben conoscendo la natura bieca e godereccia di se stessa e dell’amica. Non si sa come, le due riescono a pervenire al loro ostello, che  si trova proprio sopra un pornoshop.


“La cosa si fa interessante” commenta Axly, nota frequentatrice di negozi a luci rosse.
La loro camera non è pronta ma Micky e Axly non si fanno scrupoli: mollano le valige all’ostello e partono all’avventura. 
Prima tappa: il quartiere dell’Alfama. Questo, con la sua atmosfera decadente e i suoi striscioni votivi tipo Natale in piazza, evoca subito una serie di turbe psichiche nell’ipersensibile Micky. Comincia ad avere visioni e le appaiono, nel seguente ordine : Gesù, la Madonna di Fatima e Kung-Fu Panda. 

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ROLLING WESTWARD 1: È pur sempre una partenza

Terence: "Appena fatto il colpo, andiamo a spassarcela in Florida"
Bud: "Ma ci siamo già in Florida…”(da“I due superpiedi quasi piatti)


Già la partenza di questo viaggio è memorabile. 
Due mesi prima, Axly e Micky avevano comprato un volo impietoso che decollava alle 7:30 del mattino da Pisa e, per essere lì in tempo, avevano calcolato tutti gli spostamenti al minuto. 
Micky dunque arriva da Axly alle 5:45, come convenuto, e già per strada le fa uno squillo anticipatorio: niente. Suona il campanello : niente. Al quarto tentativo appare Axly in pigiama, occhio pesto  e  capello scomposto. 


“Non ci credo!” ulula “La sveglia non ha suonato! E dire che di solito, grazie alla mia fedele insonnia, mi sveglio comunque alle cinque del mattino….”
Inutile dire che le due bisbetiche prendono il malefico aereo, che per giunta è arrivato addirittura in anticipo, al volo e per miracolo. 
La santità continua inaspettatamente ad accompagnare e benedire quella infausta partenza anche quando Micky e Axly si accingono a prendere i loro posti, ovviamente distanti e casuali secondo il bon ton della Ryanair. Una suora infatti sale in aereo e si siede nientepopodimeno che accanto Micky. Axly è già lì piegata in due dal ridere col dito puntato, senonché si materializza una seconda sorella e prende posto proprio accanto a lei. 
“Se non altro, un viaggio in grazia di Dio” trova di che commentare Micky.

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giovedì 14 giugno 2018

CROCE - Cross

“Consummatum est.”(San Giovanni 19, 30)


Inutile raccontarsela, una certa quota di dolore sembra sia inevitabile su questo pianeta, per cui tanto vale farsene una ragione e attraversarla - con dignità e grazia se possibile, altrimenti come meglio si può. Si tratta di un dolore fisiologico, connaturato all’ignoranza tipica della condizione umana, per cui ci identifichiamo con un corpo che ci limita, invecchia e muore. 
Riuscire ad accettare il limite e, dove è possibile, a trascenderlo ci rende in un certo senso super-umani. Con questo termine non intendo entità metafisiche algide e invulnerabili, bensì uomini e donne potenziati da una tale capacità di amare e comprendere che cura noi stessi e l’intero mondo.



In tale processo esistenziale, dilaniati tra vette e abissi, splendori e oscurità , sperimentiamo la forza di quella Luce e il coraggio di quello Spirito che si trovano in ognuno di noi -  anzi, sono la nostra scintilla originaria.
La poesia qui di seguito risale all’estate scorsa e, come si evince dal titolo, dà voce a uno dei momenti di massima tensione nella mia coscienza. Tale momento cruciale, paradossalmente, ha coinciso, anzi, è stato innescato da un periodo della mia vita che, visto dall’esterno, poteva apparire appagante e felice. Mai giudicare dall’apparenza!



Croce

Cos’è quel suono alto nell’aria
e le braccia che cedono
Cosa sono i suoni infranti
di varchi
che attendono

Onde d’urto
sul corpo
deflagrato in trasparenza
Potessi
farne
senza 
ed essere pace

È il corpo
la mia ultima
Croce


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lunedì 14 maggio 2018

LOVE AND THE SCORPION - L’amore e lo scorpione

“Se voglio amore, non posso averlo. Io sono amore e finché cerco di ottenerlo da te non riesco a scoprirlo. - If I want love, I can’t have it. I am love and as long as I seek it from you, I can’t know that.” (Byron Katie)

“Con tutto il rispetto, coloro che vivono solo d’istinti e d’istanti preferisco averli distinti e distanti.”(Sara Bini)

#English version at the link Love and the scorpion


A dispetto del titolo, quest’articolo non è una disquisizione astrologica sulle affinità di coppia tra i segni zodiacali. Piuttosto, vorrei parlare della capacità e disponibilità ad amare, una virtù e un’arte che, attraverso mille peripezie, si spera ci porterà a unire cuore e cervello, sentimento e ragione, emozione e progettualità. Lo so, sono un’inguaribile idealista e ottimista, ma tendo ad avere fiducia nell’essere umano, una fiducia perlopiù confermata dalla maggior parte delle persone che mi circondano.
Proprio ieri parlavo con un amico, un uomo di gran cuore, intelligenza e cultura, sugli effetti che le relazioni -e le talvolta inevitabili delusioni- sentimentali possono avere sulle persone.
“Sai Sara,” mi diceva “ho paura che, dopo tutte le volte che ho aperto il mio cuore e sono stato pugnalato, arriverà la persona giusta e io non sarò più in grado di amare.”


Una paura giustificata, se si parte dal presupposto comune che, nel dare amore, io in un certo senso mi svuoto e ‘perdo qualcosa’. In realtà, quando il nostro cuore è abbastanza puro e maturo, possiamo iniziare a renderci conto che amare è in primo luogo un nutrimento per noi stessi. 
La dedizione, la generosità e la volontà che mettiamo in moto per sostenere tale nobile sentimento sono energie che evochiamo in noi e che dunque ci attraversano, ci illuminano e ci curano. Riempiono la nostra vita a dispetto di quello che ne farà la persona interessata, la quale agirà comunque secondo il suo grado di comprensione e consapevolezza. 
Se sfortunatamente poi, la relazione produce stagnazione e sofferenza in noi o in lei, non è obbligo insistere. Un essere umano degno di questo nome, passati i turbamenti iniziali, è in grado di voler bene a qualcuno anche senza andarci a letto insieme. Si può perdere una persona, ma non necessariamente si perdono i passi fatti per sperimentare un amore il più intimo e autentico possibile.


A seguito di queste riflessioni, il mio amico mi ha raccontato la parabola zen “Il Maestro e lo scorpione” che riporto per intero perché, a mio avviso, riassume il succo della nostra conversazione su questi temi: 
“Un Maestro zen vide uno scorpione annegare e decise di tirarlo fuori dall’acqua. Quando lo fece, lo scorpione lo punse. Per l’effetto del dolore, lasciò l’animale che di nuovo cadde nell’acqua in procinto di annegare. Il Maestro tentò di tirarlo fuori nuovamente e l’animale lo punse ancora. Un giovane discepolo che era lì gli si avvicinò e gli disse: “Mi scusi maestro, ma perché continuate? Non capite che ogni volta che provate a tirarlo fuori dall’acqua vi punge? “. Il Maestro rispose:
“La natura dello scorpione è di pungere e questo non cambierà la mia che è di aiutare.”
Quindi, con l’aiuto di una foglia tirò fuori lo scorpione dall’acqua e gli salvò la vita, poi rivolgendosi al suo giovane discepolo, continuò:"Non cambiare la tua natura: se qualcuno ti fa male, prendi solo delle precauzioni, poiché gli uomini sono quasi sempre ingrati del beneficio che gli stai facendo. Ma questo non è un motivo per smettere di fare del bene, di abbandonare l’amore che vive in te. Gli uni perseguono la felicità, gli altri la creano. Preoccupati più della tua coscienza che della tua reputazione. Perché la tua coscienza è quello che sei, e la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. Quando la vita ti presenta mille ragioni per piangere, mostrale che hai mille ragioni per sorridere”.


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