sabato 26 gennaio 2019

CHI È LA PERSONA ‘SPIRITUALE'? 2: il tranello del ‘lo fanno tutti’


“Ed eccomi qui, una donna di ormai 42 anni: meno bellezza,  meno sex-appeal, meno possibilità di maternità…È tutta una vita che aspetto a gloria questo momento!!!”(Sara Bini)


Oltre a quanto scritto nel post precedente, la persona ‘spirituale’ di solito ha pure un’etica, altra parolaccia  che occorre un po’ chiarire. ‘Etica’ infatti non si riferisce alla morale ipocrita attualmente in voga per cui ognuno si accomoda i valori a suo uso e consumo. 
Se, per esempio,  la persona spirituale ha l’ideale dell’onestà e dell’integrità, non cercherà di far carriera a danno degli altri, giustificando le proprie bassezze con il classico ‘tanto tutti fanno così’. Se crede nell’innocuità, non esiterà a sacrificare una relazione clandestina in nome della chiarezza e del rispetto di tutti gli attori coinvolti nel gioco.


Da quanto ho scritto, si può dedurre un’altra caratteristica importante della persona spirituale: se necessario, sa andare oltre se stessa, oltre il suo egoismo, oltre la bolla dei suoi bisogni e desideri. È capace di ciò non solo per amore di un figlio o di una persona cara, ma sostanzialmente lo farebbe per chiunque, perché comincia a sentirsi parte di un Qualcosa che trascende la sua singola persona. Comprende nel profondo che danneggiare un altro essere umano, anche se un po’ antipatico oppure totalmente sconosciuto, significa danneggiare l’organismo vitale di cui anche lei stessa fa parte.



Altra cosa interessante, la persona spirituale molto spesso  non saprebbe definire cos’è ‘Spirito’; potrebbe perfino dichiararsi atea o agnostica. Eppure la sua vita si apre al potere della Vita ed è testimonianza concreta di fiducia in Essa. Anche se non ha ancora avuto esperienze mistiche,  chi si trova su sentiero di ricerca interiore sente che la propria percezione è limitata e la mette ragionevolmente in dubbio. Parte dal presupposto che, se si sa contare solo fino a sette, ciò non significa che l’otto non esista.


Quando poi tale persona comincia ad assaggiare esperienze di trascendenza, ossia esperienze di bellezza, gioia e amore incondizionato,  è anche abbastanza naturale che tenda a prediligerle rispetto a un chilo di bistecca alla fiorentina o a un’ora di sesso selvaggio. Questo potrebbe spiegare come mai la parola ‘spirituale’ venga in generale associata a qualcosa di ‘ascetico’ o, nel migliore dei casi, di ‘etereo’ o ‘morigerato’. In realtà, questa persona ha semplicemente trovato piacere e attrazione anche in altro, e questo senza nulla togliere a bistecca e affini.


Si tratta perciò d'imparare un sano equilibrio dove tutto trova il proprio posto e il proprio spazio di espressione. Tale equilibrio sarà necessariamente soggettivo e dinamico, poiché ognuno ha un rapporto diverso con i propri bisogni e  desideri, che a loro volta mutano nel tempo secondo il ritmo dell’evoluzione.
Concludendo, ‘spirituale’ è la persona che, invece di lamentarsi del mondo, ne risolve dentro di sé le brutture e le contraddizioni; invece di decorare e rendere confortevole la caverna platonica, tenta in qualche modo di uscirne; invece di rallentare o render più piacevole la ruota al criceto, lo libera. 

##Vedi il post precedente Una razza sospetta


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CHI È LA PERSONA ‘SPIRITUALE’? 1: Una razza sospetta


“…aveva buchi in tasca 
aveva buchi nelle sue mani 
sembrava un fuori legge che parlava alla sua amante
Era un uomo spirituale  
- He had holes in his pockets
He had holes in his hands
He looked like an outlaw talkin' to his lover
He was a spiritual man”(Toto ‘Spiritual Man’)


Ogni tanto mi diverto a osservare le reazioni di alcune persone quando, per qualche motivo, mi capita di affermare  che “sono una donna tendenzialmente spirituale”. 
Ho notato che c’è molta confusione intorno a questa parola. Chi mi conosce superficialmente resta un po’ sbigottito di fronte a tale affermazione, perché non vede in me né l’apparenza né tantomeno i modi che si aspetterebbe da un Gandhi o da una Santa Teresina di Lisieux. D’altro parte, alcune donne mi guardano con feroce pietà come se  stessi facendo un outing doloroso del tipo: “Sono brutta e cattiva, non posso avere figli e mi chiuderò presto in convento.”


Infine, alcuni uomini entrano in stato di allarme come se avessi detto loro: “Guarda che non te la dò”, il che non è necessariamente vero, ma lo diventa subito quando colgo lo spavento e la rabbia nei loro occhi. D’altronde, almeno per me, non c’è niente di meno afrodisiaco di un uomo ancora potentemente identificato con istinti, pulsioni e frattaglie corporee varie.
Detto questo, giusto per chiarire un po’ il concetto, l'individuo  spirituale non è né un asceta né un crocerossino né un’algida creatura senza emozioni o sentimenti. A seconda del suo percorso e delle sue scelte, può sposarsi, far figli, far soldi, far sesso, far successo, dolersi o rallegrarsi, arrabbiarsi o intenerirsi, esattamente come ogni altro essere umano. Quindi la differenza non va tanto vista in termini di ‘cosa’ ma di ‘come’, cioè non in termini quantitativi ma di qualità della vita. Occorre quindi considerare l’atteggiamento di base e anche la prospettiva ultima attraverso cui la persona ‘spirituale’ percepisce la realtà e la propria esistenza.


Parafrasando il buon Gesù, la persona ‘spirituale’ vive nel mondo ma senza appartenere al mondo, cioè non è più totalmente determinata da emozioni, pulsioni, credenze e convinzioni proprie o altrui. Questo ‘alleggerimento’ rispetto all’ingombrante marasma della propria personalità apre uno spazio di libertà e di scelta nella sua vita. 
Ciò fa sì che i desideri non realizzati possano essere differiti senza troppo dolore e in alcuni casi perfino trascesi, rendendo l’individuo meno ansioso, meno possessivo e meno carico di aspettative sul suo malcapitato prossimo. Svilupperà un atteggiamento molto più responsabile e si sentirà sempre meno vittima degli avversi numi, del cattivo karma o semplicemente della sfiga, sforzandosi piuttosto d’imparare la lezione di saggezza celata dietro l’apparente caos della propria vicenda terrena.

##Continua nel post seguente Il tranello del 'lo fanno tutti'


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domenica 13 gennaio 2019

COS’È CHE CURA 2? - I portatori di armonia


“Nell’ultima storia che ho avuto, beh, io le sono stato sempre vicino e lei mi ha piantato. Gliel’ho rinfacciato. Le ho detto: “Ricordi quando è morta tua nonna? Io ero lì, per te. E quando fosti bocciata? Io ero lì, per te. Ricordi quando hai perso il lavoro? Io ero lì, per te!” E lei: “Lo so. Porti sfiga!” (Tom Arnold)


Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanistica e del counseling, osserva che, alla resa dei conti, per favorire una modificazione costruttiva nella personalità del cliente non occorrono chissà quante e quali tecniche fantascientifiche. Nello specifico, la sua ‘ricetta’ curativa prevede pochi, ‘semplici’ ingredienti come ‘la considerazione positiva incondizionata’ del terapeuta o del counselor nei confronti del cliente e la ‘comprensione empatica’ del suo mondo interiore.
A mio avviso, ‘considerazione positiva incondizionata’ e ‘comprensione empatica’ non sono altro che due nomi in più per ‘amore -  e qui risulta molto chiaro come non si tratti dell’amore emotivo e personale che comunemente intendiamo. Si tratta piuttosto di una ‘radianza’, un’ onda avvolgente di energia che, riducendo al minimo le frequenze disarmoniche tipo ‘possesso’, ‘ansia’ o ‘aspettativa’, comunica all’altro un ‘Io per te ci sono. Vai bene così, ti accolgo come sei’.


Non a caso quando c’imbattiamo in un dottore o in un terapeuta in gamba ma anche in un insegnante o in un allenatore validi, esprimiamo commenti del tipo “mi fa sentire tranquillo” “m’infonde serenità e fiducia” “mi dà forza” “m’incoraggia”, “m’ispira e mi aiuta a superare i miei limiti” o “mi sento pienamente accettato”. Si tratta di individui che, consapevolmente o inconsapevolmente,  incarnano dei modelli di armonia, cioè delle qualità positive e costruttive che si trasmettono o comunque vengono percepite da chi sta loro intorno.
Quindi, come indicazione pratica, quando siamo in difficoltà e ci affidiamo a qualcuno, oltre alle competenze tecniche e ai certificati alle pareti, cerchiamo di prestare attenzione anche alle competenze umane e al riverbero interiore che la presenza di quella persona evoca in noi.

##Vedi il post precedente Il campo magnetico del Cuore




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COS’È CHE CURA 1? - Il campo magnetico del Cuore


“Girovagare e malattie d’amore
mi hanno schiacciato e strangolato
Cura il mio corpo, rendimi intero
Nutri il mio corpo, nutri la mia anima - 
Wanderlust and love disease 
Taken over and strangled me
Cure my body, make me whole
Feed my body, feed my soul”( Jagger-Richards ‘Feel On Baby)


In questo articolo mi riferisco alla parola ‘cura’ in senso lato, come a qualcosa che facilita il passaggio da una situazione di malessere a una di maggior benessere e armonia. 
Al giorno d’oggi c’è un gran fiorire di tecniche e metodi di ogni tipo, dai più invasivi ai più sottili, dai più tradizionali ai più alternativi. Tuttavia, a una domanda generica come ‘cos’è che cura?’, si potrebbe rispondere altrettanto genericamente ‘l’amore’ con la certezza di non sbagliare.
Certo, può suonare una risposta sbrigativa, un po’ sentimentale e superficiale, visto che l’amore è probabilmente una delle questioni più fraintese e disattese da parte dell’umanità. Eppure, parlando con un amico  di quest’argomento, è emerso che anche sul fronte della scienza, le ultime ricerche evidenziano una ben maggiore influenza e potenza del campo magnetico del cuore rispetto a quello del cervello. Sarà un caso? Mi sembra un’ interessante scoperta che conferma in modo indiretto e analogico l’idea intuitiva dell’amore curativo.


L’amore infatti non è soltanto un sentimento della personalità, un ritrovato delle soap opera o un’esclusiva di Padre Pio e Madre Teresa;  è una frequenza specifica, un modo di stare al mondo, un modello di armonia. Essere esposti alla vibrazione potente, elevata e coerente dell’amore induce una sorta di ri-armonizzazione interna che si traduce in maggior benessere sia sul piano fisico che psicologico. 
Un esempio alla portata di tutti: quante volte mia madre, con la sua presenza, la sua sicurezza e il suo calore, mi ha curata meglio e più profondamente di tanti specialisti che mi hanno visitata. Questo senza nulla togliere alle tecniche e ai metodi della medicina tradizionale o alternativa. D’altro canto, se una madre o un padre veicolano ansia o senso di impotenza al figlio malato o in difficoltà, può darsi che ciò aumenti il disagio rallentando la ripresa e la guarigione.



Uno specialista, spesso, riesce a curare il paziente proprio perché lo rasserena e riaccende in lui la fiducia. L’esperto può trasmettere tali qualità perché in qualche misura ne partecipa, vuoi per gli studi e il percorso formativo professionale, vuoi per il percorso evolutivo esistenziale - in altre parole, per la sua esperienza.
L’amore dunque si manifesta come presenza, quella presenza che ti dà un senso di sicurezza e di stabilità. Amore significa inoltre non-giudizio, perché ti fa sentire parte della vita e della razza umana, imperfetta per definizione e dunque sempre in movimento, mutamento, evoluzione.

##Continua nel post seguente I portatori di armonia


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