mercoledì 3 agosto 2022

COGLIERE LE OCCASIONI

“Alla mia età, devo evitare la tensione.”(Arnold Bennett)

English version at the link Taking chances

Proprio qualche giorno fa riflettevo, con un’amica, di come la vita presenti a tutti delle opportunità per migliorare e crescere, anche se  spesso in aperto contrasto con le nostre abitudini o il nostro comodo status quo.

L’intelligenza della persona si misura proprio  in base alla sua capacità di riconoscere tali occasioni per evolvere e di saperle cogliere. Sembra ci sia un’età limite dopo la quale, se non si sono fatti determinati passi di emancipazione, probabilmente non saremo più capaci di compierli. Questo limite può variare a seconda dei contesti culturali, tuttavia per quello che osservo intorno a me, si aggira tra i 30-35, massimo 40 anni. 

Se non si è usciti dalla casa dei genitori o non si sono fatte esperienze di matrimonio e convivenza nel giro di quegli anni, sarà ben difficile che si sia in grado di farle dopo, a meno di eventi particolari. Dopo i quarant’anni, tutto ciò che è cambiamento viene percepito come doppiamente minaccioso e basta un micro-pensiero disturbante a bloccare ogni nostro estro creativo o slancio temerario. Le nostre emozioni sono ormai sclerotizzate e poco vitali, il nostro senso dell’avventura pari a quello di un timido pangolino, la nostra carica erotica si avvicina asintoticamente allo zero.  Diciamolo: stiamo bene nei nostri piccoli comfort e nella nostra rassicurante routine, anche se ogni tanto ci annoiamo o recriminiamo che la vita ‘non ci ha offerto occasioni’. 

Facciamo un esempio classico: sono una donna sulla quarantina, sempre vissuta con i genitori, e arriva un uomo che mi piace, magari anche con una casa di proprietà. Dopo un po’ che ci frequentiamo, mi chiede di far crescere la nostra relazione e andare a vivere insieme. La reazione? “Certo caro, sarebbe un sogno, ma…” e parte il rosario di pretesti,  sebbene tutti ineccepibili e sensati : non abbiamo un lavoro stabile, dobbiamo accudire i genitori anziani, dobbiamo badare il cane, cambiare la lettiera al gatto, traslocare l’ecumenico guardaroba e gli accessori per trucco e parrucco. Così rimandiamo all’infinito - e allo sfinimento del poveretto - il passo fuori dall’utero materno.

Poi il tempo passa, il fidanzato passa e noi siamo sempre lì, bimbi viziati e non cresciuti, a lamentarci che le occasioni capitano solo agli altri, che l’universo è ingiusto e crudele, che mi meritavo quel posto di lavoro o quei soldi che ‘sicuramente’ mi avrebbero fatto andare a vivere per conto mio o a convivere con il partner. Di rado ci rendiamo conto che le nostre esistenze un po’ misere sono gli effetti puntuali di cause mosse da noi, che abbiamo mancato le nostre opportunità per pigrizia, immaturità e paura della stessa vita. 

Per prenotare  un colloquio  di Counseling contattatemi attraverso il mio sito  Le Vie per l'Armonia.


TAKING CHANCES

 "At my age, I must avoid stress"(Arnold Bennett)

Versione italiana al link: Cogliere le occasioni

Just a few days ago I was reflecting with a friend about how life presents everyone with opportunities to improve and grow, even if they are often in open conflict with our habits or our comfortable status quo.

A person's intelligence is measured precisely by his or her ability to recognise such opportunities to evolve and to know how to seize them. There seems to be a limit age after which, if certain emancipatory steps have not been taken, we will probably no longer be able to take them. This limit may vary depending on cultural contexts, but from what I observe around me, it is somewhere between 30-35, maximum 40 years. 

If one has not left the parental home or has not experienced marriage and cohabitation within those years, one will hardly be able to do them afterwards, unless there are special events. After the age of forty, everything that is change is perceived as doubly threatening and all it takes is a disturbing micro-thought to block our every creative flair or reckless impulse. Our emotions are now sclerotized and not very vital, our sense of adventure equal to that of a timid pangolin, our erotic charge asymptotically approaching zero.  Let's face it: we are fine in our small comforts and our reassured routine, even if we occasionally get bored or complain that life 'hasn't offered us opportunities'. 

Let's take a classic example: I am a woman in her forties who has always lived with her parents, and along comes a man I like, perhaps even with a house of my own. After a while of dating, he asks me to grow our relationship and move in together. The reaction? "Of course, darling, it would be a dream, but..." and the parade of excuses begins, all of them impeccable and sensible: we don't have a steady job, we have to take care of our elderly parents, we have to look after the dog, change the cat's litter box, move the seven hundred clothes and accessories for hair and make-up. So we postpone endlessly - and to the poor man's exhaustion - the step out of the womb.


Then time passes, the boyfriend passes, and we are always there, spoilt and ungrown children, complaining that opportunities only happen to others, that the universe is unfair and cruel, that I deserved that job or that money that 'surely' would have made me move out on my own or live with my partner. We seldom realise that our a little miserable existences are the punctual effects of causes driven by us, that we have missed our opportunities through laziness, immaturity and fear of life itself.



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LA PAROLA ‘ORMAI’

“…Ma bruciate nella mia mente sono queste immagini rubate

Immagini rubate, caro, immagini rubate

Puoi immaginartela, tesoro, la vita che avremmo potuto vivere?”(Lana Del Rey)

English version at the link The words 'by now'

È una legge imprescindibile della vita: ciò che non evolve, degrada. Anche l’apparente stasi è già un inizio di decadenza, perché la vita è movimento e ci sospinge a perfezionarci attraverso l’azione e le esperienze, puntualmente contrastate dai nostri limiti e dalle nostre paure.

Giorgia Sitta, non a torto, afferma che la parola ‘ormai’ dovrebbe essere cancellata dal nostro vocabolario personale. In effetti è un avverbio che esprime impotenza e frustrazione - nella migliore delle ipotesi, rassegnazione. 

Non è affatto un buon segno quando tale termine inizia a far capolino nelle nostre relazioni, specialmente in quelle sentimentali: “ormai è troppo tardi”, “ormai mi ci sono abituata”, “ormai non ci spero nemmeno più”. Discorsi o pensieri di questo tipo indicano che abbiamo perso entusiasmo e fiducia in quel rapporto, non vediamo possibilità di cambiamento, siamo intrappolati in un loop di comportamenti e atteggiamenti automatici, in una coazione a ripetere. 

A volte, purtroppo, entrano in gioco forze che superano di gran lunga quelle della coppia stessa: paura inconscia del cambiamento, abitudini ormai sclerotizzate, pigrizia, legami disfunzionali con la madre o con la famiglia d’origine. Tutto questo soffoca l’eros e lo slancio vitale del rapporto che tende a intristirsi, ingrigirsi e morire poco a poco. 

Poniamo dunque attenzione al senso dell’ ‘ormai’ quando comincia ad affacciarsi nelle nostre vite; è un campanello d’allarme da non sottovalutare.   Chiediamoci dove ci siamo persi, dove non ci siamo capiti, dove non siamo stati disponibili ad amare davvero, a dire quelle parole dolci o a compiere quei gesti concreti e appassionati che ci fanno tremare ma che possono finalmente sciogliere il gelo dal nostro cuore. 

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THE WORDS 'BY NOW'

“But burned into my brain are these stolen images

Stolen images, baby, stolen images

Can you picture it? Babe, that life we could've lived”

(Lana Del Rey)

versione italiana al link La parola 'ormai'

It is an inescapable law of life: what does not evolve, degrades. Even apparent stasis is already a beginning of decay, because life is movement and pushes us to perfect ourselves through action and experiences, punctually countered by our limitations and fears.

Giorgia Sitta, not wrongly, states that the words ‘by now' should be erased from our personal vocabulary. Indeed, it is an expression that conveys helplessness and frustration - at best, resignation. 

It is not at all a good sign when this words start to appear in our relationships, especially in romantic ones: 'by now it is too late', 'by now I am used to it', 'by now I don't even hope anymore'. Such talk or thoughts indicate that we have lost enthusiasm and trust in that relationship, we see no possibility of change, we are trapped in a loop of automatic behaviour and attitudes, in a compulsion to repeat. 

Sometimes, unfortunately, forces come into play that far outweigh those of the couple themselves: unconscious fear of change, habits that have become sclerotic, laziness, dysfunctional ties with the mother or family of origin. All this stifles the eros and the vital momentum of the relationship, which tends to become sad, grey and die little by little. 

Let us therefore pay attention to the sense of ‘by now' when it begins to appear in our lives, it is an alarm bell not to be underestimated.   So let us ask ourselves where we have lost our way, where we have not understood each other, where we have not been willing to truly love, to say those sweet words or make those concrete and passionate gestures that make us tremble but can finally melt the frost in our hearts. 

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