giovedì 17 dicembre 2015

IMAGINE 2 - Il buono (il brutto) e il cattivo

“Il successo è pericoloso come il fallimento. La speranza è vuota come la paura - Success is as dangerous as failure. Hope is as hollow as fear.” (Tao Te Ching)



Tornando al Corso in Miracoli, è un tipo di insegnamento che continuamente sottolinea la natura mentale/illusoria del nostro universo. Si spinge perfino ad affermare che quest’ultimo sarebbe stato immaginato da una parte della nostra mente che tende a gareggiare con la mente di Dio  - il quale probabilmente se ne sbatte beatamente di tale assurda competizione. Ciò  potrebbe infine spiegare come mai nel nostro universo ci sono tante belle cose come la morte, la malattia, la guerra e le zanzare.





Un mio amico, insegnante del Corso, una volta ha detto: ‘Il Corso non ti dice ciò che è bene e ciò che è male, ma piuttosto ti insegna a trascenderli entrambi’. Questo significa che il Corso non ti impone un’etica: piuttosto, va aldilà dell’etica stessa - e non perché essa sia da sottovalutare. Anzi, da un punto di vista pragmatico e operativo, la regola d’oro dell’innocuità resta comunque la più saggia e sana via di azione su questo pianeta. 
Eppure il Corso travalica l’etica perché nella sua esposizione teorica scardina la realtà della ‘realtà’ in cui tale etica dovrebbe essere applicata. Esiste un livello di pensiero, da cui poi scaturiscono un sentire e un agire, in cui il male viene scartato non solo perché è male e fa male, ma soprattutto perché, una volta portato alla luce, non presenta più alcuna inconscia attrattiva. Ciò che il mondo ha da offrirci, nelle sue svariate forme, sottili o grossolane, dall’effimero brivido di piacere alla momentanea soddisfazione dell’ ‘aver ragione’, non ci interessa più. Ogni illusione - ogni immagine mondana, ‘positiva’ o ‘negativa’ - viene percepita per ciò che è : vuota di un significato intrinseco e pertanto essenzialmente non desiderabile. 



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IMAGINE 1 - Un Corso in Miracoli e la ‘realtà’

“Così ragiono, con quel che mi resta della ragione - e ragiono male. - -  Thus  I reason, with what is left of my reason - and I reason badly.” (Sara Bini)


Può capitare, quando cominciamo ad addentrarci nei meandri della ricerca e dell’autoconoscenza, di imbatterci in libri altamente metafisici (ma allo stesso tempo eminentemente pratici ) come Il Corso in Miracoli. Una delle affermazioni che più sconvolge il nostro comune ragionare è quella che descrive il nostro mondo , così apparentemente ben solido e concreto, in termini di immagini materializzate, come una sorta di grosso ologramma illusorio. 
Tuttavia, se ci soffermiamo un attimo a riflettere, tutto ciò che esiste in forma materiale è stato prima generalmente ‘visto’, ‘pensato’ e ‘immaginato’ nella mente di qualcuno. La natura mentale, più che materiale, del nostro universo, oltre ad far capolino dalle recenti scoperte della fisica quantistica, viene anche anche comprovata dal funzionamento stesso della nostra mente, che dialoga internamente attraverso immagini e reagisce allo stesso modo sia agli eventi fattuali che a quelli immaginari.




Non a caso l’ansia è definita come paura di qualcosa che effettivamente ancora non c’è o non c’è più (quindi è solo nella nostra mente), mentre l’ossessione è un tipo di immagine/pensiero fisso che ci ‘perseguita’ anche se il suo equivalente fisico (persona, oggetto, situazione) non è presente ai nostri sensi esterni.
Il set di immagini (corredate da pensieri ed emozioni) che consciamente o meno teniamo nella nostra mente, alla lunga proietta e determina la nostra presunta realtà ‘esteriore’. Le immagini collettive pensate e nutrite dalla massa proiettano poi quella che convenzionalmente chiamiamo ‘realtà’ ‘attualità’  o ‘mondo’ con cui indefessamente ci scontriamo, indigniamo o a cui disperatamente ci attacchiamo. Se l’umanità pensasse/immaginasse meglio, forse vivrebbe meglio. Ma la disciplina mentale non è esattamente tra  le nostre priorità quotidiane.

## Continua nel post successivo Il buono (il brutto) e il cattivo


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martedì 24 novembre 2015

…E MATERIA?

Thor: Io non mi fido![…] Quella speranza è svanita, non avrai più protezione. Tu tradiscimi e io ti ucciderò. - I don’t trust you.[…]That hope no longer exists to protect you. You betray me, and I will kill you.
Loki: Hm. Quando cominciamo?- Hm. When do we start?” (Thor: The Dark World)


Nel frattempo, dunque, che brancoliamo in questo terreno impervio di apparenti opposti e brucianti contraddizioni, come ci giochiamo i nostri bisogni, i nostri buchi neri, le nostre parti irrisolte? Possibilmente con pazienza, accettazione, dolcezza e con la consapevolezza di essere anche altro - specie se ci reputiamo persone ‘spirituali’. Occupiamocene senza preoccuparcene troppo. 
Se prendiamo contatto con i nostri bisogni e li riconosciamo senza appesantirli del nostro giudizio, già noteremo che perdono un po’ della loro virulenza, del loro potere su di noi. Inoltre, riconoscere i nostri bisogni, per quanto possa far male, ci evita di agirli in modo subdolo e manipolatore. Molto meglio manifestarli con autenticità e chiarezza. Come? Chiedendo.


Ho bisogno di sostegno economico? Lo chiedo direttamente, consapevole che l’altro ha tutto il diritto di rifiutare. In tal caso, chiederò a qualcun altro.
Ho bisogno di intimità, condivisione e affetto? Lo chiedo e lo dichiaro espressamente, consapevole che l’altro potrebbe rispondermi che invece vuole solo sesso e divertimento.
In tutto questo lo Spirito è presente a livello di intenzione e direzione del mio agire: per ora questi bisogni sono più forti di me, ma so che pian piano andrò verso una condizione di pienezza, di gioia incondizionata, di abbondanza. Il fine ultimo è quello di smettere di essere vampiri delle energie  e delle attenzioni altrui e diventare invece dispensatori di amore,  presenza, comprensione e potenza - in una parola, canali puliti di manifestazione della Vita Una.

##Vedi post precedente Spirito...?



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SPIRITO…..

“Io sono come Dio mi ha creato - I am as God created me “ (Un Corso in Miracoli)




I percorsi sapienziali e spirituali della Tradizione convergono tutti almeno su di un punto fondamentale: noi siamo Spirito, Mente, Amore, Presenza, Consapevolezza e non un ammasso caotico di pensieri, pulsioni o emozioni contraddittorie e cangianti. 
Il succo dell’insegnamento interiore riguardo ai vari bisogni descritti nel post precedente 'Lui/lei mi deve una spiegazione' è più o meno il seguente:
  • La nostra completezza e la nostra intrinseca perfezione è già stabilita a priori, in quanto Figli di Dio (Un Corso in Miracoli)
  • Se avessimo davvero occhi per vedere vedremmo gioia invece dei nostri bisogni doloranti (Esercizio Principe - Salvatore Brizzi)
  • Nel presente, ogni bisogno è già stato soddisfatto  - e infatti sono vivo e tutt’ora respiro, per cui niente è attualmente così tragico come sembra nel mio fantasticare. (The Work -Byron Katie o Eckhart Tolle)


Riducendo all’osso, ogni percorso esistenziale serio ci porta più o meno gradualmente a identificarci con queste qualità di Presenza, Gioia, Volontà Amorevole e Intelligenza Creativa che rappresentano l’Essere - il nostro vero Essere. Ora, siccome per intere ere ci siamo invece identificati con il nostro ammasso di frattaglie, i nostri istinti, i nostri bisogni e i nostri desideri, è ovvio che tale passaggio non ci resta proprio facilissimo.

##Continua nel post seguente ....e materia?


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lunedì 23 novembre 2015

“LEI/LUI MI DEVE UNA SPIEGAZIONE” - Il bisogno di capire


“It’s not your job to understand me. It’s mine. - Non sta a te dovermi comprendere. Sta a me.” (Byron Katie)


I bisogni fondamentali sono giusto una manciata, il resto sono ‘variazioni su tema’ . Tra le istanze di base, quelle da cui si diramano tutti i vari dettagli, troviamo: il bisogno di attenzione - una dinamica basilare in ogni tipo di interazione -  il bisogno di sicurezza, quello di approvazione e quello di controllo. Per maggiori info su di essi,  rimando al blog di Andrea Panatta The Seeker che è particolarmente illuminante a riguardo. 
Fra i vari bisogni-corollari a quelli sopra esposti c’è il bisogno di capire, che spesso ci fa restare venti anni in psicanalisi o quaranta  in relazioni infelici. Nelle relazioni , il bisogno di capire tende a manifestarsi con la tipica presa di posizione ‘Lui/lei mi deve una spiegazione per il suo comportamento/decisione/discorso…’. 


Se il bisogno è sano,  si chiede tale chiarificazione una volta, ce la si fa bastare e,  se non ci torna, ce la rigoverniamo per conto nostro o con l’ausilio di un terapeuta. Altrimenti continua una serie di ‘non ho capito’ , ‘non mi basta’, oppure recriminazioni infinite e richieste di ulteriori spiegazioni. Da qui si evince facilmente che il bisogno di capire è in realtà un pretesto per restare agganciati a quella relazione e perpetrarla su tale binario.
Analogamente, il bisogno maniacale di capire, indagare  e analizzare i nostri meccanismi psicologici può racchiudere un attaccamento compiaciuto alle nostre parti malate o, se non altro, al nostro analista. Detto in altri termini, siamo più attaccati al problema che alla possibile soluzione. Siamo più a nostro agio con la lotta, l’argomentazione, la polemica e la voglia di avere ragione  che con la  pace data dal semplice mollare il campo di battaglia e andare farsi un birrozzo in buona compagnia.


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domenica 22 novembre 2015

BLACK HOLES AND REVELATIONS - Bisogni e spiritualità

“Se chiedessi una tazza di caffè, qualcuno sarebbe capace di  cercarci dei doppi sensi -  If I asked for a cup of coffee, someone would search for the double meaning.” (Mae West)


Capita spesso, durante un processo di guarigione e di autoconsapevolezza, di dover arrivare a un confronto - talvolta doloroso- con i propri bisogni. Quasi ogni intervento terapeutico ci porta a contattarli, riconoscerli, accettarli e magari a trovare vie oneste e funzionali per esprimerli o soddisfarli. 
Il tema dei bisogni è interessante perché sembra in parte contraddire ciò che ogni reale percorso spirituale-esistenziale postula : sei un essere divino - nella tua essenza già completo, sapiente, amorevole e potente. Se una personalità scompensata, cioè dis-integrata e disturbata, prende alla lettera certe affermazioni potrebbe anche cadere in manie di onnipotenza dannose per se stessa e per chi le sta intorno. 


Questo è il motivo per cui, oggigiorno, ogni istruttore spirituale assennato  suggerisce qualcosa come :‘O aspirante spirituale, prima datti un minimo di regolata generale e poi si parla di pratiche esoteriche’. Altrimenti si assiste alla classica parabola di frustrazione che porta il giovane aspirante a diventare un vecchio sospirante o un maniaco delirante. Quindi : diamoci una sistemata, troviamo cioè un minimo di buonsenso e di equilibrio - e poi passiamo pure alla ricerca dello spirito (possibilmente non solo quello alcolico). Oppure non diamoci nessuna sistemata, facciamo pure quindici ore di meditazione o tentativi di viaggi astrali ma teniamo presente il fatto che, le pratiche spirituali evidenziano anche i nostri lati oscuri e non solo quelli luminosi.


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sabato 17 ottobre 2015

TROVARSI PRESTO FACCIA A FACCIA CON L’EGO - un articolo di D Patrick Miller


Tradotto da un articolo di D Patrick Miller :
Mentre facevo ricerche per il mio libro Understanding a Course in Miracles  ho sentito molte storie di ‘primi incontri’ con questo libro. Tra di esse,  per esempio, ci sono i resoconti di tre persone diverse a cui è letteralmente caduta in testa una copia del Corso mentre girellavano per i negozi di libri usati. Considerando i milioni di studenti in tutto il mondo, immagino che questo sia successo anche ad altri. Altrettanto raro e particolare come questo iniziale ‘colpo di testa’, è  trovare qualcuno che si è messo a studiare Un Corso in Miracoli prima della piena età adulta. La maggioranza delle persone non sembra capace di  affrontare il Corso prima dei quarant’anni, un minoranza lo fa nel corso dei trenta, mentre si contano sulle dita di una mano quelli gli si avvicinano tra i venti e i trent’anni. Per cui, quando un’amica di penna mi ha detto di essersi imbattuta per la prima volta in questi insegnamenti, in ‘circostanze misteriose’, alla giovane  età di 19 anni, sono diventato tutto orecchi. 
“Sono sempre stata una persona abbastanza insolita, diciamo anche ‘spirituale’ - ma con un carattere tremendo” ammette Sara Bini, di Montespertoli, un paese toscano “Ero (e tutt’ora in parte sono) aggressiva, arrogante e piena di paura;  allo stesso tempo sono attratta dalla luce, dal mistero e da Dio. Ho iniziato a lavorare sui tratti dolorosi della mia personalità da ragazzina, praticando la meditazione, le arti marziali e studiando i libri di De Mello, il  Tao Te Ching  e i maggiori filosofi occidentali. Mi sono ‘curata’ scrivendo poesie e canzoni. 


Alla fine del liceo, a 19 anni, la mia madrina mi portò il Corso in inglese. Io avevo studiato lingue e lei voleva che le traducessi le prime lezioni del Libro degli Esercizi. La mia madrina, che poi è una delle mie zie, è sempre stata interessata alla magia e all’occultismo; lei era la ‘strana’ nella nostra famiglia. Ricordo che, quando iniziai a leggere i primi esercizi del Corso, un pensiero pauroso mi attraversò la mente: “Questa è la fine”. Naturalmente si trattva un pensiero dell’ego. Il Corso infatti ti porta alla scelta finale tra ‘Dio e Mammona’ , cioè all’impegno definitivo verso lo Spirito - e questo terrorizza l’ego a morte. Mi rendo conto che era una discreta presa di coscienza per la mia età ma torno a  sottolineare che ero un tipetto un po’ particolare.”
Sara, in quel frangente, restituì il Corso ed iniziò l’università che, nel complesso, la deluse. Verso i 22 anni si sentiva difatti "totalmente confusa e disperata… e fu a quel punto che mi ricordai del Corso e lo ripresi dalla mia madrina, alla quale comunque non interessava più. Saltai intenzionalmente le  pagine introduttive perché volevo valutare il Corso solo in base a ciò che diceva, senza sapere come e chi l’avesse scritto. Ero abbastanza razionale (e presuntuosa) farmi beffe del titolo e tuttavia anche abbastanza intelligente da riconoscere il potere e il reale valore degli insegnamenti che conteneva. Non si trattava delle solite storielle New Age. Benché fossi molto giovane, riconoscevo l’altissimo livello filosofico del Corso, la sua capacità di sintesi e astrazione, la sua logica ferrea e, allo stesso tempo, la tenerezza che ne pervade ogni pagina. Così cominciai a leggere il Testo, che mi dava un piacevole senso di giramento alla testa - come se venissi ‘sollevata’ e portata da qualche altra parte. Poi feci il Libro degli esercizi e lessi il Manuale per insegnanti. A metà degli esercizi mi venne un attacco di stizza e mi chiesi “Chi è costui che mi chiede di allenare la mia mente?!” Tornai alle pagine introduttive e quando lessi che si trattava di Gesù mi misi a ridere.  Mi sono sempre sentita attratta da questa figura e gli ho spesso chiesto aiuto. Fin da bambina, lo consideravo un amico, oltre che un insegnante.”


Adesso, a 37 anni, Sara lavora come Professional Counselor, traduttrice e tutor in inglese, francese, tedesco e latino. Fino a poco tempo fa cantava in una rock band chiamata Sara and the Stars. Ha comprato anche l’edizione italiana del Corso, che studia per lo più da sola, talvolta partecipando a qualche seminario come quello dell’insegnante britannico Tim Christopher. Tutt’ora Sara considera la poesia e la scrittura di canzoni come parte del suo percorso spirituale.
Curarsi e guarire attraverso l’arte è una forma di catarsi che tuttavia non ti porta necessariamente a un livello superiore di coscienza.  Io mi sento davvero meglio dopo aver scritto una canzone o una poesia - e le parole che mi vengono possono anche essere profonde e suggestive. Tuttavia quello stato mentale viene raggiunto attraverso una modalità mistica, senza una progressiva crescita in consapevolezza come succede invece col Corso o con la meditazione. Il Corso è così potente proprio perché non si limita a farti scaricare il  dolore o a portarti via dalla sofferenza . Piuttosto, ti fornisce gli strumenti per poter vivere coscientemente e più stabilmente su  un altro livello di coscienza”. 


Per leggere l’articolo originale di D Patrick Miller : First Encounters: Sara Bini, confronting ego at an early age
A proposito di Un Corso in Miracoli